Per alcune persone è il momento di prendere in considerazione concretamente l’inizio di un percorso di terapia che, forse, per diverso tempo, si è manifestato solo come un’ ipotesi, un pensiero sfuggente in mezzo a molti altri.

 

Perché si inizia? Direi che si decide di investire tempo e finanze nel percorso perché il disagio che sentiamo è troppo forte per essere affrontato da soli così la spinta a star meglio, a comprendere e ad agire è diventata un’urgenza e non può più essere ignorata (evviva!).

La psicoterapia è una relazione di cura, di ascolto di quei bisogni che esigono attenzione.

Nel lungo percorso intrapreso per esercitare questo lavoro, il professionista acquisisce metodo e strumenti per muoversi in questa esperienza di relazione che ha diversi scopi: la (ri)costruzione della propria storia, sapere da dove si viene per meglio scorgere dove si “è” e quindi imparare a convivere con le proprie fragilità e con noi stessi.

Spesso è utile per aiutare a vedere più chiaramente che alcune cose che facciamo con l’idea di proteggerci, sono invece qualcosa che ci danneggia.

Se ci si sente al sicuro e ricettivi in quello che è il luogo e il tempo della terapia, allora si avrà la possibilità di riappropriarsi della responsabilità e della scelta al cambiamento.
Non posso prevedere in anticipo quali sono i tempi del percorso poiché la coppia al lavoro è sempre diversa, ma mi sento di dire che la fine, così come lo svolgimento, è qualcosa che si sceglie insieme.
Riprendendo le parole di Lingiardi possiamo dire che la psicoterapia è un ossimoro: una relazione intima tra estranei, un percorso di avvicinamento per separarsi. È un cammino di conoscenza e di esperienza di cose non (ancora) pensate.

N.B

La legge italiana prevede che possano essere abilitati all’esercizio della psicoterapia i laureati in psicologia o medicina che abbiano acquisito una specifica formazione post-lauream, una formazione teorica e pratica, almeno quadriennale, presso scuole di specializzazione universitarie o riconosciute dal MIUR.