“ Crescere se è un vero miracolo, è anche un vero dolore. È cambiare, è anche perdersi”  P.C Racamier

 

ADOLESCENZA

L’adolescenza è una fase evolutiva delicata e importante durante la quale nella persona si verificano una serie di radicali trasformazioni fisiche e psichiche. È un’età incerta. Gli stati d’animo sono complessi e contradditori,  l’euforia può lasciare presto posto a una profonda malinconia e le passioni, i progetti, durano il tempo di una notte.

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L’ossessione può essere considerata come un contenuto (un pensiero, un’immagine, una fantasia o un impulso) intrusivo, qualcosa da cui non ci si riesce a liberare, che imprigiona e condiziona il soggetto, sebbene sia considerata dallo stesso come assurda e ingiustificatamente persistente.

A tale esperienza si accompagnano vissuti ansiosi che si intensificano sia nel momento in cui la persona cerca di allontanare il contenuto invadente, sia quando si abbandona a comportamenti e azioni mentali ripetitive nel tentativo di prevenire qualche angosciante scenario.

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Leggere è andare incontro a qualcosa che sta per essere e ancora nessuno sa cosa sarà

I. Calvino

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Illustrazione di Henn Kim

 

A che punto siamo?

In questi mesi ci siamo sentiti sopraffatti dall’eccezionalità e della portata di questo momento storico, sconvolti nel nostro presente e preoccupati per le ripercussioni di tale situazione nel futuro.

È stata necessaria una ridefinizione dei confini, una riorganizzazione lavorativa e delle abitudini personali. In queste nuove condizioni, che ci è stato chiesto di rispettare, ognuno di noi ha sperimentato e gestito vissuti emotivi differenti.

Alcune persone hanno sfruttato il tempo della quarantena per impegnarsi in attività tralasciate, portare a termine progetti, mettere alla prova la propria creatività. Altri invece non sono riusciti a beneficiare di questo tempo per dedicarsi al lavoro o altro. C’è chi ha riportato importanti difficoltà di concentrazione, irritazione e un certo grado di frustrazione nel trovarsi di fronte l’ennesimo consiglio, ricetta o workout. Chi ha avvertito il senso di colpa per non riuscire a sfruttare in modo ottimale quel tempo “in più” spesso agognato e chi ha vissuto in un continuo oscillare tra imperativi autoimposti e procrastinazione. C’è anche chi di tempo non ne ha avuto e meriterebbe una riflessione a parte.

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Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L’opera dello scrittore è soltanto uno strumento ottico offerto al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe forse visto in se stesso

M. Proust

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In un’era digitalizzata come la nostra, le nuove tecnologie possono rappresentare una valida opportunità anche nell’ambito psicologico. Attraverso prestazioni psicologiche a distanza è possibile venire in soccorso di un sempre maggior numero di persone che si ritrova ad attraversare un qualche tipo di disagio.

I colloqui online sono infatti una soluzione per accedere a un percorso professionale anche quando è difficile farlo per motivi di tempo, per fattori logistici o di salute .

Si pensi a:

  • chi vive all’estero e cerca uno psicologo in lingua italiana
  • coloro che viaggiano spesso e non riescono a garantire una certa continuità delle sedute in presenza
  • chi a causa di un trasferimento si ritrova lontano dalla sede del professionista con cui ha iniziato il percorso  psicologico
  •  persone che hanno difficoltà di spostamento

O a fronte di:

  • orari lavorativi poco flessibili
  • impossibilità a raggiungere fisicamente lo studio per malattia, disabilità, ecc…

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Iniziare un percorso psicologico può spaventare.

In alcuni momenti della vita si può avvertire la necessità di chiedere aiuto, riflettere a lungo sulla possibilità di contattare un professionista ma trovarsi in grossa difficoltà nel passare all’azione.

Alcune persone, nel corso dei colloqui, mi hanno riportato i loro dubbi iniziali: potrò fidarmi? Mi sarà davvero d’aiuto? Cosa penserà di me?

I timori sono del tutto comprensibili. Può generare imbarazzo l’idea di parlare con una persona che non conosciamo, condividendo con lei  pensieri, emozioni ed esperienze.

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La parola agorafobia proviene dal greco “αγορά” (piazza) e “φοβία” (paura): “paura della piazza”. Inizialmente il termine veniva utilizzato per descrivere la forte angoscia degli spazi aperti e/o affollati  ma,  nel corso del tempo,  ha assunto un significato sempre più ampio.

Secondo il DSM V l’agorafobia è un disturbo d’ansia caratterizzato dalla paura di ritrovarsi in luoghi o situazioni dai quali sarebbe difficile allontanarsi, o nei quali potrebbe non essere disponibile aiuto nell’eventualità che si sviluppino sintomi simili al panico o altri sintomi invalidanti o imbarazzanti (paura incontinenza, di vomitare ecc..). La paura e l’ansia emergono ogni volta che l’individuo entra in contatto con la situazione temuta.

L’agorafobia di solito si manifesta a seguito diun  disturbo di panico.

Spesso le persone che hanno sperimentato attacchi di panico conservano un ricordo vivido dei luoghi in cui  si sono verificati e, in alcuni casi, la paura di quelle situazioni diventa talmente forte che viene generalizzata a tutti i posti simili.

La conseguenza del susseguirsi degli attacchi di panico spesso è l’insorgenza dell’agorafobia: il soggetto manifesta forte ansia quando si trova in alcune situazioni che potrebbero portare a un attacco di panico improvviso. Ciò che spaventa sono proprio le sensazioni o emozioni nocive relative allo stato d’ansia. Insorge quindi la “paura della paura, manifestazione tipica di questo disturbo Continua a leggere

Secondo il DSM V (Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali) gli attacchi di panico sono episodi di improvvisa ed intensa paura che raggiungono il picco in pochi minuti accompagnati da sintomi somatici e cognitivi come:

  • Palpitazioni
  • Tremori
  • Sensazione di soffocamento
  • Nausea
  • Sensazioni di vertigine, di instabilità o di svenimento
  • Paura di perdere il controllo
  • Paura di impazzire
  • Paura di morire

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È probabile che ad ognuno di noi sia capitato di preoccuparsi, in maniera eccessiva, nell’avvertire un dolore inaspettato o una sensazione insolita e temere in alcuni momenti di avere o poter contrarre una malattia.

Per alcune persone tale timore può divenire una paura sistematica e prolungata, di un’intensità tale da assumere caratteristiche ossessive. In questi casi la negatività dei referti diagnostici e le rassicurazione dei professionisti permettono una tranquillità provvisoria che ben presto lascia posto a nuovi timori.

Questa smoderata e infondata ansia per la propria salute si accompagna a un’iperfocalizzazione su segnali corporei innocui o di lieve intensità, che sono vissuti dalla persona come avvisi di grave malattia con conseguenti ruminazioni sulla patologia.

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